Pomposa con il filtro
Si può vestire un’Abbazia intera? Ci pensa il clima di Pomposa a farlo con il mantello avvolgente e diffuso della nebbia.

La nebbia che vela le pianure padane nei suoi paesaggi invernali ed autunnali altro non è che la condensazione di molecole di vapore acqueo dalle dimensioni microscopiche. La massa fredda va verso il basso, scendendo per i 100 – 200 metri che la separano dal suolo e dall’acqua più caldi, in progressivo raffreddamento. Le particelle in prossimità della superficie si addensano in pesanti filamenti, sfumano e occupano l’area circostante con il loro caratteristico grigiore ed una consistenza impalpabile. Agevolati dalle condizioni di scarsa ventosità e dal conseguente ristagno delle masse d’aria, i banchi di nebbia possono durare per giorni.
Tutto e tutti sono immersi in questo sentore acqueo che bagna leggero, sottile eppure denso. Qualora si provasse ad allungare una mano a tentare di svelare quanto coperto da quel manto plumbeo, avremmo null’altro che il palmo (o il piumaggio) umido.

– Testo di Lorenzo Bonannini (classe 2004) – Scatti (incluso quello di copertina) di Antonella Galardi –

