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Oltre quel che rimane

Reliquia indica letteralmente ciò che rimane. Nel caso ci si riferisca a santi e martiri il termine sta ad indicare i loro resti mortali o parte di essi. I reliquiari altro non sono che la custodia di tali spoglie: teche, urne, ampolle, cassette,  stoffe pregiate li accolgono e li presentano ai fedeli in preghiera.
Uno scrigno prezioso mostra e protegge uno dei resti del monaco benedettino divenuto Santo: Guido.
La sua tibia, avvolta con una fascia, è esposta su un fondale di seta indiana di colore blu, richiamo al cielo.
Il testo scritto sul nastro è lo stesso inciso sul bordo che incornicia la teca: EX OSSIBUS SANCTI GUIDONIS ABBATIS A.D. 2000 DONUM DIOCESIS SPIRENSIS (Dalle ossa del Santo Abate Guido Anno del Signore 2000, dono della Diocesi di Spira). Dodici fiori realizzate con filo d’oro, perle d’acqua dolce e di mare, sfere d’oro indiane con sottili piastrine punzonate, enfatizzano il contorno della reliquia. Dodici sfere vitree semitrasparenti si alternano lungo il perimetro frontale del reliquiario, con altrettante con sfumature violacee che ricordano il colore legato alla liturgia dei defunti, in particolare della penitenza e del lutto.
Le pareti del reliquiario racchiudono tra ghirlande di frutti, le riproduzioni delle Cattedrale di Spira e l’Abbazia di Pomposa, entrambe dedicate a Maria. L’urna è stata realizzata nel 2000 dall’orafo di Würzburg, Michael Amberg e dalla moglie Fides in occasione della consegna all’Abbazia di Pomposa della reliquia, conservata già dall’XI secolo nella città tedesca di Spira. San Guido ha continuato infatti la sua opera spirituale anche dopo la propria morte, grazie allo spostamento continuo delle proprie spoglie, andando ben oltre quel che rimane. (Link a: Andata e ritorno, il lungo viaggio delle spoglie di un Santo).

– Copertina da uno scatto di Roberto Romagnoli