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Andata e ritorno, il lungo viaggio delle spoglie di un Santo

Guido Strambiati fu abate di Pomposa per ben 38 anni, guidandone la vita spirituale e materiale dall’anno 1008 al 1046. Il 31 Marzo di quell’anno la morte lo fermò mentre viaggiava alla volta di Pavia per il sinodo di vescovi e abati indetto per volontà del re germanico Enrico III, detto Il Nero. Non avrebbe partecipato alle discussioni per risolvere i gravi contrasti interni al papato, che avrebbero portato alla deposizione di ben tre papi: Benedetto IX; Silvestro III; Gregorio VI. Ma la storia dell’abate Guido sarebbe rimasta comunque legata a quella di Enrico III. Fu quest’ultimo infatti nello stesso anno a voler portare la salma del monaco nella città tedesca di Spira, al suo rientro da Roma dopo aver appoggiato l’ascesa al soglio pontificio di Clemente II ed essere stato incoronato imperatore.
Il corpo del benedettino viene trasportato a Parma dai due monaci che lo accompagnavano in viaggio, per essere poi ricondotto a Pomposa per la sepoltura, prevista, come per tutti i monaci, all’interno del monastero di appartenenza. A Parma, la presenza della salma coincide con alcuni miracoli ed Enrico III decide di trasferire il corpo in San Zeno a Verona e da lì a Spira, più precisamente nella Chiesa di San Giovanni.
Il 4 maggio del 1047, giorno della Pentecoste, il corpo del Santo viene deposto in un sarcofago di marmo che reca scritto “HID REQUIESCAT CORPUS S. GUIDONIS ABBATIS” e diviene compatrono della città.
Nel 1689 la città e la chiesa vengono distrutte per volere del re di Francia Luigi XIV e le spoglie di San Guido vengono provvisoriamente spostate all’interno del Duomo. Rientreranno nella Chiesa di San Giovanni nel 1750, ricollocate sull’altare maggiore. Ma davvero non c’è pace e 44 anni più tardi le truppe francesi entrano a Spira e saccheggiano la chiesa, disperdendo i sacri resti “[…] tra l’avena ammucchiata sul pavimento”. Sono le suore del Convento di Santa Maria Maddalena a recuperarne una parte, custodendole nella loro chiesa.
Nel 1689, con la distruzione della città e anche della chiesa, le reliquie furono portate provvisoriamente in un luogo sicuro. Nel 1750 la Chiesa di San Giovanni venne ricostruita e le reliquie riportate e collocate sull’altare maggiore, ma poi nel 1794, con l’ingresso dei soldati francesi portati dalla Rivoluzione, la chiesa fu saccheggiata, e i resti del Santo furono dispersi “… tra l’avena ammucchiata sul pavimento …”. Grazie all’intervento notturno delle pietose e intrepide suore del vicino convento di santa Maria Maddalena, fu possibile recuperare parte dei resti e metterli in salvo nelle chiesa del loro monastero.
Nel 1775 i monaci pomposiani allora ormai nel monastero di San Benedetto di Ferrara ottennero alcune reliquie del santo, mentre due sue tibie ancora a Spira vengono riposizionate nel 1930 nella Chiesa di san Guido, divenuta nel di competenza del Collegio missionario dei Padri Spiritani. Alla fine del Novecento la Chiesa di San Guido viene sconsacrata perché i Padri abbandonano la loro missione; le reliquie cambiano di nuovo sede e vengono collocate nella cappella privata del Vescovo.
L’abate Guido è colpito da febbre violenta a Borgo San Donnino (l’odierna Fidenza) e lì muore nel 1046, confermando il saluto con cui si era congedato dai confratelli a Pomposa, con cui aveva annunciato che non si sarebbero più visti. Tornerà spiritualmente a Pomposa solo il 19 novembre dell’anno 2000, quando una delle due tibie sopravvissute verrà portata dal Vescovo tedesco Schlembach in dono all’Abbazia di Pomposa. Il caso è particolare, visto che fu un gruppo di parroci di Spira in visita a Pomposa nel 1997 a farsi portavoce della richiesta di restituzione delle spoglie del Santo. Una guida turistica li aveva infatti informati di un appello in tal senso, mai soddisfatto. Oggi una tibia si trova nel Duomo di Spira, più precisamente nella cappella di Santa Caterina, e l’altra nella navata sinistra dell’Abbazia di Pomposa.